Feudi di San Gregorio: matrimonio in cantina in Irpinia
Quando un viaggio nel vino diventa anche un ritorno alle origini
Il mio primo viaggio del percorso Executive Wine Sommelier mi ha portata in Irpinia, a Sorbo Serpico, presso Feudi di San Gregorio.
E per me non poteva essere un territorio come un altro.
Appena arrivata, ho respirato qualcosa di familiare: l’architettura del paesaggio, i sampietrini, il dialetto, i piccoli dettagli di una Campania lontana dalle immagini più convenzionali. È stata una sensazione immediata, quasi un ritorno a quella terra nella quale sono cresciuta fino ai primi anni della mia adolescenza.
Poi ho varcato il cancello dei Feudi.
E lì è iniziato un altro viaggio.
Matrimonio in cantina in Irpinia: tra tradizione e contemporaneità
La prima cosa che mi ha colpita è stata la capacità della struttura di dialogare con il territorio senza rinunciare a un linguaggio contemporaneo.
Una Vespa rossa, il profumo del mosto, un’insegna al neon. Poi gli interni, curatissimi: luci soffuse, vetro, legno, elementi naturali e un continuo richiamo al paesaggio circostante.
Nulla sembra casuale.
Persino il privé al centro della sala, concepito come un nido e realizzato con legno di castagno proveniente dai boschi circostanti, racconta un modo preciso di intendere l’ospitalità: non decorare semplicemente un luogo, ma fare in modo che il luogo continui a raccontare il proprio territorio anche all’interno.
Ed è un concetto che sento estremamente vicino anche al mio modo di immaginare oggi un matrimonio in cantina: un evento che nasce dall’identità del luogo e non semplicemente dalla sua bellezza.
Non scegliere una location soltanto perché bella.
Sceglierla perché possiede un’identità.
L’Irpinia, una terra che ha saputo ricominciare
L’Irpinia porta con sé una storia complessa.
Il terremoto del 23 novembre 1980 ha segnato profondamente questo territorio, contribuendo allo spopolamento e all’emigrazione delle generazioni più giovani.
Io quel terremoto l’ho vissuto.
Per questo tornare qui da adulta e trovare un territorio capace di raccontarsi attraverso la viticoltura, l’architettura, la gastronomia e una nuova cultura dell’accoglienza ha avuto per me un significato ancora più profondo.
Feudi di San Gregorio è anche questo: una realtà capace di partire dalla propria identità e portarla nel futuro.
Vigna, sostenibilità e tutela del patrimonio
Durante le giornate di formazione abbiamo approfondito la zonazione, il progetto Feudi Studi, la gestione della vite, la potatura, la biodiversità e l’integrazione della vigna nel suo ecosistema.
Ma ciò che mi ha colpita maggiormente è stata la filosofia che emerge dietro il progetto: conservare la ricchezza del territorio e proteggere il patrimonio ampelografico attraverso una visione della sostenibilità non soltanto ambientale, ma anche culturale, sociale ed economica.
È un modo di intendere il vino che va molto oltre la bottiglia.
Il vino diventa paesaggio, memoria, cultura e futuro.
Tra le vigne di Taurasi è successo qualcosa
Il momento più intenso di questo viaggio, però, è arrivato quasi inaspettatamente.
Il cielo era grigio, la pioggia sembrava volerci impedire di uscire. E invece siamo partiti verso Taurasi.
Mantelle antipioggia, calosce, terra bagnata.
Ed è stato proprio lì, camminando tra le vigne, che la mia immaginazione ha iniziato a correre.
Ho immaginato un piccolo matrimonio tra i vigneti dell’Irpinia, intimo e profondamente legato al luogo.
Il suono di un mandolino.
Fili di luci sospesi.
Tavoli di legno.
Una mise en place essenziale.
Calici colmi di Aglianico e Piedirosso.
E soprattutto un banchetto capace di raccontare il territorio attraverso il cibo e attraverso il vino.
In quel momento molti tasselli si sono messi al loro posto.
Ho capito che il percorso che avevo intrapreso nel mondo del vino non era separato dal mio lavoro di wedding planner.
Era esattamente il contrario.
Stava completandolo.
Matrimonio in cantina: quando il vino diventa parte del racconto
Da anni mi occupo di eventi, banqueting e organizzazione di matrimoni.
Ma quel pomeriggio in Irpinia ho compreso ancora più chiaramente ciò che desideravo costruire: matrimoni nei quali il banchetto non sia semplicemente una successione di portate, ma parte integrante del progetto dell’evento.
Per me un wine wedding non significa semplicemente scegliere una cantina come location per il matrimonio.
Significa costruire una relazione coerente tra cibo, vino, luogo, mise en place, servizio, tempi e atmosfera.
Quando tutti questi elementi dialogano tra loro nasce qualcosa di diverso: un’esperienza nella quale anche ciò che arriva nel bicchiere contribuisce a raccontare la storia della coppia e del territorio che ha scelto di accoglierla.
Ed è da qui che, per me, nasce una nuova consapevolezza professionale.
Ritrovare un territorio nel bicchiere
L’ultima giornata ai Feudi ci ha regalato una degustazione verticale di Greco di Tufo del progetto Feudi Studi.
Dopo aver camminato tra vigne, cantine e paesaggi, poter riconoscere nel calice sfumature differenti dello stesso vitigno è stato quasi come ritrovare, attraverso il vino, i luoghi attraversati nei giorni precedenti.
Chianchetelle, Nassano, Santa Lucia, Ariella: interpretazioni differenti di uno stesso territorio, con mineralità, acidità, note fruttate, balsamiche, agrumate e sapide che raccontano la complessità del Greco di Tufo.
Ed è forse questo uno degli aspetti più affascinanti del vino.
Un territorio può sembrare silenzioso. Poi lo versi in un calice e comincia a parlare.
Un viaggio che, in realtà, era un inizio
Sono tornata a Roma con bottiglie, appunti e nuove conoscenze.
Ma soprattutto con una certezza.
Quella sera la mia famiglia mi disse che avevo gli occhi che brillavano. Io stessa, una volta rientrata, non riuscivo a dormire e iniziai a scrivere tutto ciò che avevo vissuto.
Oggi, rileggendo quelle parole, capisco perché.
Quel viaggio non parlava soltanto di vino.
Parlava di me.
Del mio passato.
Della mia professione.
E di quello che desideravo diventasse il mio futuro.
Unire matrimonio, banchetto, vino e territorio in un unico racconto.
Forse è proprio da lì che è iniziato tutto.
Il mio modo di progettare un matrimonio nasce anche da qui: dalla relazione tra luogo, territorio, cibo, vino e ospitalità. Perché un matrimonio non dovrebbe semplicemente svolgersi in una location. Dovrebbe appartenerle.

